Salviamo il lavoro in Ticino!

14 giugno 2015 : il popolo è chiamato a votare

Il 24 marzo scorso il Gran Consiglio ha approvato l'iniziativa dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino" che chiede l’inserimento nella Costituzione cantonale del principio di un “salario dignitoso”, differenziato per settore e funzione. Il 14 giugno il popolo ha l'occasione di confermare quanto deciso dal parlamento.
Il 14 giugno, votiamo SÌ all'iniziativa "Salviamo il lavoro in Ticino!"

L’iniziativa chiede l’introduzione di salari minimi differenziati per mansioni e settori economici per porre un freno al crollo dei salari in Ticino, permettendo così di salvaguardare il lavoro dei residenti.

La grande disponibilità di personale frontaliero, combinata con la libera circolazione delle persone, ha portato in Ticino a una forte pressione al ribasso dei salari. Negli ultimi anni la situazione è andata sempre più peggiorando e oggi è un fenomeno è da tutti riconosciuto.

A fronte di questa situazione, un comitato promotore patrocinato dai Verdi ha deciso il lancio di un’iniziativa popolare per l’introduzione di un salario minimo garantito per legge, per tutte le imprese non coperte da un contratto collettivo di effetto obbligatorio o da un CCL con salario minimo di riferimento. Il salario minimo dovrà essere differenziato per settore e mansione, e dovrà basarsi sul valore mediano dei salari nazionali.

Venendo a cadere il vantaggio economico dell’assunzione di personale frontaliero, le ditte torneranno, laddove possibile, a far capo a personale indigeno. Introdurre dei salari minimi va quindi a difesa del lavoro del personale indigeno.

Nel comitato promotore figurano persone provenienti da diverse aree politiche, sociali e geografiche del cantone. Questo lascia ben sperare: solo lavorando uniti e guardando oltre gli steccati, di qualsiasi natura essi siano, si può sperare di risolvere, o perlomeno contenere, il problema del dumping salariale.

  • Vogliamo aggiungere nella Costituzione ticinese il principio che “ogni persona ha diritto a un salario minimo che gli assicuri un tenore di vita dignitoso”.
  • È inammissibile che persone che lavorano al 100% non guadagnino abbastanza da avere una vita dignitosa: il fenomeno dei working poor va combattuto con salari minimi adeguati.
  • Dove c’è un contratto collettivo che fissa il salario minimo, si applica quello. Dove non c’è, il salario minimo sarà fissato dal Consiglio di Stato e sarà “una percentuale del salario mediano nazionale per mansione e settore economico”. In questo modo manterremo una flessibilità adeguata alla realtà economica.
  • Per combattere il dumping salariale ci vuole un salario minimo obbligatorio per tutti, ticinesi, residenti e frontalieri.
  • La nostra iniziativa consente di frenare la caduta verso il basso degli stipendi e contribuisce a salvare il lavoro dei ticinesi perché elimina uno dei principali motivi per i quali vengono assunti molti frontalieri: risparmiare sui salari! Senza questo vantaggio sleale, i lavori potranno essere svolti nuovamente anche da personale residente in Ticino.

"Salviamo il lavoro in Ticino!"

Gli stipendi in Ticino devono permettere una vita dignitosa anche ai lavoratori residenti! Rendendo meno conveniente l’assunzione di personale frontaliero, i lavoratori residenti avranno più possibilità di trovare lavoro. L’iniziativa incoraggerà inoltre la firma di contratti collettivi di lavoro. Firmando questa iniziativa, si proteggono i salari e, quindi, il lavoro in Ticino.

Dumping salariale

Attualmente la pressione sui salari è molto forte. È ormai sotto gli occhi di tutti che la libera circolazione delle
persone ha rafforzato il dumping salariale. Salari molto bassi, e in alcuni casi anche in nero, non sono più così
rari. Se n’è resa conto anche la stessa Commissione tripartita che ha il compito di controllare il fenomeno.
È evidente che le attuali misure di accompagnamento non sono sufficienti per contrastare il fenomeno, ne è
la prova il fatto che le autorità preposte non sono in grado di impedire il dumping salariale.
L’istituzione di salari minimi diversi a seconda del settore è una soluzione legislativa che consente di
contrastare più efficacemente il fenomeno arrestando la corsa verso il basso dei salari. In questo modo i
lavoratori frontalieri diventano meno attrattivi per le aziende e diventa più facile individuare e sanzionare le
imprese che non rispettano la legge.

Libera circolazione delle persone

Ogni giorno circa 65'000 frontalieri vengono a lavorare in Ticino. La difficile situazione economica e i bassi
salari pagati nella vicina Repubblica spingono comprensibilmente sempre più persone a cercare lavoro in
Ticino. Con l’introduzione della libera circolazione delle persone il numero di frontalieri è cresciuto
notevolmente senza che si siano fissate delle regole chiare. Questo ha avuto come conseguenza una forte
pressione sui salari dei lavoratori ticinesi.
Questa situazione potrebbe portare, qualora non si adottino efficaci misure correttive in tempi rapidi, al
rifiuto della maggioranza della popolazione alla libera circolazione, nonostante questa possa essere un
elemento importante per numerose imprese presenti nel nostro Cantone.

Concorrenza sleale fra le imprese

La maggior parte delle imprese ticinesi sono socialmente responsabili. Molte di loro applicano dei contratti
collettivi di lavoro (CCL). Queste imprese contribuiscono in modo concreto al buon funzionamento del
mercato del lavoro e del partenariato sociale, elemento essenziale del nostro sistema.
Tuttavia, alcune aziende scelgono deliberatamente di non aderire a un CCL. Non è più possibile accettare che
solo alcune imprese debbano sottoscrivere dei CCL. Questo fa sì che le imprese che non adottano
volontariamente un CCL siano avvantaggiate rispetto alle altre, non perché sono migliori, ma perché fanno
concorrenza sleale sulle spalle dei lavoratori. La concorrenza deve invece giocarsi sulla qualità dei prodotti e
servizi proposti o sulla capacità di innovarsi. In nessun caso la concorrenza deve avvenire sulle spalle degli
stipendi delle persone.
Sostenendo l’iniziativa popolare cantonale “Salviamo il lavoro in Ticino” sosteniamo concretamente le
imprese socialmente responsabili.

Sovvenzionamento indiretto alle imprese

Un numero crescente di Ticinesi fa fatica ad arrivare alla fine del mese nonostante lavori a tempo pieno. Non
è più scontato, infatti, che persone che lavorano a tempo pieno non debbano far ricorso all’aiuto sociale per
poter vivere decentemente. A queste spese pubbliche si devono aggiungere anche i differenti sussidi per le
persone a basso reddito o prive di reddito, i contributi di disoccupazione, le borse di studio per chi non può
permettersi di pagare la propria formazione e i sussidi ai premi delle casse malattia.
Da questa situazione risulta abbastanza evidente che è lo Stato, rispettivamente i contribuenti con le proprie
tasse, che sovvenzionano involontariamente le imprese che sottopagano i lavoratori. È questo il compito
della Stato e della collettività? Evidentemente NO!

14 giugno: il popolo è chiamato a votare

Il 24 marzo scorso il Gran Consiglio ha approvato l'iniziativa dei Verdi "Salviamo il lavoro in Ticino" che chiede l’inserimento nella Costituzione cantonale del principio di un “salario dignitoso”, differenziato per settore e funzione. Il 14 giugno il popolo ha l'occasione di confermare quanto deciso dal parlamento.
Il 14 giugno, votiamo SÌ all'iniziativa "Salviamo il lavoro in Ticino!"