Cassis: l’orgoglio del PLRT, il pregiudizio della Svizzera

L'elezione di Ignazio Cassis a consigliere federale nel 2017 è stata salutata con toni entusiastici dal PLRT tutto e da parte della popolazione ticinese. Grazie a una seria operazione di marketing cospicuamente sponsorizzata delle (peggiori) lobby, il Ticino poteva finalmente vantare il suo rappresentante. L’entusiasmo è però andato scemando, lasciando spazio a un certo sentimento d’imbarazzo. Infatti, una volta entrato in carica, il consigliere federale si è tempestivamente prodigato per collezionare una lunga serie di gaffe che hanno minato la sua credibilità; facendolo tra l'altro slittare in ultima posizione nella graduatoria dei favoriti tra i colleghi. Si può certamente depistare l’opinione pubblica imputando la sua impopolarità alle origini ticinesi, ma basterebbe approfondire la lista di sviste per capire che non si tratta né di una questione linguistica né di attinenza. Anzi, diciamocelo chiaramente: Cassis ha una visione della cosa pubblica assai erronea. Forse a causa della sua vena imprenditoriale confonde l’amministrazione pubblica dello Stato svizzero con il management di un’azienda privata; e nemmeno tra le più sostenibili. Si pensi ad esempio all’inaccettabile scelta di riscuotere importanti cifre da parte di sponsor privati per l'inaugurazione dell'ambasciata Svizzera a Mosca. Uno stato sovrano non può accettare che alcune tra le peggiori multinazionali interferiscano nell'apertura (o nella gestione) di una sede diplomatica. Non ancora esauritasi la polemica per la scelta sopracitata, ecco che il DNA liberale colpisce nuovamente. Questa volta a Dubai o meglio a Expo 2020, dove si voleva accettare che il padiglione rossocrociato venisse finanziato dall'industria del tabacco (lo sa Cassis, in quanto medico, quali sono gli effetti del tabacco?).
Ultimo capitombolo è stato il presentarsi alla festa per il primo d’agosto del PLRT con un super Puma dell'esercito. Davvero è permesso l’utilizzo di mezzi dello stato per scopi privati?

Una cosa buona però dobbiamo riconoscergliela: in un solo pomeriggio è riuscito a lanciare due messaggi chiari. Il primo è che la svolta verde del PLR è solo uno specchietto per le allodole. Il secondo concerne la poca lungimiranza nella gestione degli affari di stampo liberale che si sta ripercuotendo nella mal gestione del nostro Stato, dimostrando, ancora una volta, come l’interesse del PLR sia prettamente privato, dannoso e miope. Caro Ignazio, da orgoglio ticinese ti sei rivelato un pregiudizio per la Svizzera.