Maxi-resort a Monte Brè: un faraonico progetto da bloccare

Matteo Buzzi  Verdi del Locarnese

Matteo Buzzi

Verdi del Locarnese

Il gigantesco progetto di maxi-resort a Monte Brè e Colmanicchio sopra Locarno trapelato sui media grazie alle ricerche e alle prese di posizione dell’associazione “Salva Monte Brè” ( www.salvabre.ch ) preoccupa molto la cittadinanza.

Seppur non sia stata ancora depositata alcuna domanda di costruzione il progetto immobiliare faraonico esiste ed è molto reale. Sono diversi infatti gli elementi ora conosciuti che non lasciano alcun dubbio, sia riguardo all’entità del progetto, sia riguardo alla determinazione dei promotori a realizzarlo. Il progetto ha un nome (“Lago Maggiore Grand”) e un sito web che chiunque può consultare. I promotori hanno già speso 30 milioni di franchi svizzeri (7 milioni cash e 23 milioni di debito) per acquistare decine di migliaia di metri quadri di terreno edificabile e continuano ad acquistare terreni: l’ultima transazione ha avuto luogo il 24 ottobre 2018. L’idea è quella di procedere con la demolizione di tutte le costruzioni presenti sui fondi acquistati e di costruire al loro posto degli edifici di 3 o 4 piani per appartamenti e camere di lusso. L’intenzione è quella di vendere i moderni appartamenti a multimilionari perlopiù stranieri a prezzi da capogiro: oltre CHF 22’000.- al metro quadrato. Un lungo studio di fattibilità durato 6 mesi e terminato nel gennaio 2018 è già stato realizzato. I promotori hanno già negoziato un contratto con una multinazionale della gestione alberghiera. Il fondatore e azionista di maggioranza della società speculativa ha rilasciato un’intervista a una rivista alberghiera specializzata proprio sul progetto di Monte Brè confermando le intenzioni. I promotori hanno già scelto e incaricato l’architetto, il quale ha pubblicato i primi disegni e sta progettando 65 camere d'albergo, 90 residenze (appartamenti e ville), un grande centro benessere, una piscina coperta, 2 ristoranti e un campo da tennis, per un totale di 155 camere e residenze. Con un tasso di occupazione del 60% e una media di 2.2 occupanti per oggetto, si avrebbero oltre 200 persone aggiuntive tra Monte Brè e Colmanicchio. Infine i promotori stanno promuovendo una raccolta fondi di 24 milioni per iniziare la costruzione nel 2019.

Il piano regolatore di Brè e Colmanicchio vecchio di alcuni decenni, anche se originariamente non era stato concepito per una tale eventualità, offre purtroppo ancora vaste zone edificabili che potrebbero esser sfruttate. Un maxi-resort di queste dimensioni porterebbe però con se un impatto ambientale, infrastrutturale e viario enorme con costi importanti che ricadrebbero sulla collettività.

Secondo il prospetto del progetto, i promotori prevedono di costruire su circa 27’000 m² di superficie tra Monte Brè e Colmanicchio. Calcolando circa 2 tonnellate a m², significherebbe dover trasportare 54’000 tonnellate di materiale: il che si tradurrebbe in 6’750 viaggi andata e ritorno (13’500 transiti) di camion con 8 tonnellate di materiale ognuno! Calcolando 220 giorni lavorativi l’anno, questo rappresenta più di 20 transiti di camion carichi al giorno per ben 3 anni. E tutto senza contare la demolizione degli edifici acquistati, il trasporto dei macchinari da cantiere e degli operai.

Uno svizzero medio consuma 200 litri d’acqua al giorno. Nel caso specifico, visto il carattere di questo “maxi-resort” con spa, piscina e due ristoranti, la quantità d’acqua può essere ragionevolmente considerata doppia. Quindi, per 200 persone, significherebbe 80’000 litri (80 m³) d’acqua potabile in più necessaria ogni giorno. E’ molto improbabile che la sorgente utilizzata attualmente possa soddisfare tali bisogni. In termini di acqua utilizzata, 80’000 litri al giorno, per 16 ore il giorno, rappresenta una

capacità di evacuazione necessaria di 5’000 litri all’ora, o 83 litri al minuto. Il sito di Colmanicchio, dove sono previsti l’albergo e lo spa, non è connesso alla rete fognaria. La rete fognaria probabilmente dovrà quindi essere estesa e ampliata.

Anche i transiti stradali aggiuntivi sulla strada di montagna durante l’esercizio sono preoccupanti. Se ognuna delle 200 persone scendesse anche solo due volte per settimana da Monte Brè, questo rappresenterebbe ben 115 transiti in più ogni giorno. Se ognuna scendesse una volta per settimana, rappresenterebbe 57 transiti in più ogni giorno. Alternativamente e ammesso che si riesca ad edificare un eliporto a Brè sotto i 1100 metri, i multimilionari stranieri potrebbero anche essere trasportati da e per il sito in elicottero.

Un albergo di 5 stelle di grande levatura, con appartamenti, piscine e spa necessita di molti trasporti: calcolando i rifiuti, le spedizioni per l’albergo e lo spa, quelle per i ristoranti, per le residenze, nonché il trasporto degli impiegati, e la manutenzione, si possono calcolare tra i 10 e i 16 transiti commerciali giornalieri in più.

Oltre alla mastodontica struttura, se ognuna delle 200 persone consumasse 15 kWh ogni giorno, questo rappresenterebbe 3 MWh d’approvvigionamento energetico supplementare al giorno.

Un altro subdolo aspetto del progetto è il fatto che i promotori prevedono di depositare i loro permessi di costruzione in maniera incrementale a partire da maggio/giugno 2019, così da non rendere esplicita la natura integrata e completa del progetto o la natura dei legami tra i siti e le società. Questa intenzione avrebbe dovuto restare segreta fino alla fine della costruzione.

L’azione dell’associazione “Salva Monte Brè”, iniziata solamente tre mesi fa, ha già raggiunto alcuni incoraggianti risultati. Tuttavia c’è ancora poco da festeggiare, visto che i promotori non hanno ancora rinunciato a questa follia. Il Municipio, pur nascondendosi dietro al fatto che nessuna domanda di costruzione sia ancora stata presentata (https://salvabre.ch/?p=1999&lang=it ), dichiara sorprendentemente che un progetto del genere sia possibile. Fintanto che non avranno rimesso sul mercato le proprietà acquistate e non avranno pubblicamente abbandonato le loro ambizioni, è importante mobilitarsi, seguendo e sostenendo il lavoro dell’associazione, sia finanziariamente che attivamente con la posa di striscioni come pure tramite la condivisione di post sui social media e lettere ai giornali.