Legge di Polizia - Troppi dubbi. Intervento di Michela Delcò Petralli

Colleghe, Colleghi, On. Presidente. On Consiglieri di Stato,

innanzitutto vorrei sbarazzare il campo da un luogo comune, di cui molti si avvalgono per sminuire le critiche espresse da molti  sulla proposta di legge.  Nessuno, e sottolineo nessuno, è nemico del corpo di polizia. Corpo di polizia che approfitto qui per ringraziare pubblicamente per il lavoro quotidiano svolto nell’interesse di tutta la popolazione. Siamo perô contrari agli abusi e a leggi non chiare che potrebbero causare più costi che benefici. 

Il corpo di polizia – anche nell’ambito dela prevenzione - deve agire nel rispetto del principio di proporzionalità e nel rispetto dei diritti individuali, garantiti a tutti dalla nostra Costituzione.

Il monopolio dell’esercizio della forza deve rimanere subordinato al garantismo, principio imprescindibile del nostro stato di diritto. Si tratta di una questione di civiltà. E l’attività di polizia deve rimanere di principio subordinata al controllo della magistratura.

 

Penso che oggi pochi di noi siano in grado di giudicare se le modifiche legislative proposte dal nostro CDS sono necessarie e se reggeranno alla disamina di un Tribunale. Il rischio è di approvare un’altra LIA, o nella migliore delle ipotesi il rischio è di approvare una legge inutile. Per questo trovo inaccettabile che una legge così importante, incisiva sui diritti individuali di tutti noi (e non solo dei criminali) sia stata elaborata dal  Dipartimento, senza il supporto di un gruppo di lavoro tecnico composto da chi il diritto penale lo applica quotidianamente nelle aule di tribunale.

 

Trovo altresì perlomeno imbarazzante che la consultazione sia stata fatta per mail (finito nel dimenticatoio), senza peraltro sollecitare una risposta a chi era stato inviato. Ricordatevi, colleghi, che è solo grazie all’insistenza di alcuni commissari della legislazione, che la consultazione della maggioranza delle autorità penali, cosi come l’Ordine degli avvocati, ha potuto avvenire.

 

Pareri, quelli della magistratura, per altro disattesi dal rapporto di maggioranza.

 

Non capisco questo modo di procedere, come se magistratura e polizia siano antagoniste, o le si voglia antagoniste.

 

Come ho già detto questa nuova legge di polizia è da esaminare con attenzione, sotto la lente del garantismo.

Questa legge ci riguarda, come riguarda tutti i cittadini, perché è una legge che regola il fermo di cittadini e le indagini di polizia

ancora prima di sapere se un reato è stato compiuto o tentato. E’ illusorio e pericoloso pensare che, come cittadini onesti, non abbiamo nulla da temere. Le garanzie servono a tutti. Il concetto di cittadino trasparente lasciamolo ai regimi totalitari.

 

Quando insegnavo diritto, la prima cosa che gli allievi mi chiedevano era: ma tu difenderesti un criminale? Spero che la risposta sia, per voi colleghi come per me, la stessa: si lo difenderei perché anche un criminale ha diritto ad un processo giusto. Perché se un avvocato o un giudice o un poliziotto abdica alla necessità di salvaguardare lo stato di diritto, anche solo in una occasione, la democrazia è in pericolo.

 

 

 

Non è un caso se nella storia delle democrazie occidentali, il primo atto legislativo di cui si senti l’esigenza, fu adottato in Inghilterra già nel 1679: l’Habeas corpus, che tutelava i cittadini dagli abusi dello Stato, in particolare dagli arresti arbitrari. L’Habeas corpus garantiva a tutti le fondamentali libertà personali, poi ripresi dalle nostre costituzioni.

 

Noi Verdi siamo consapevoli della necessità di avere una legge di polizia moderna, adattata ai nostri tempi, in particolare per combattere le organizzazioni criminali e la pedo-pornografia (attività di prevenzione che comunque già oggi sono possibili e attuabili senza necessità di norme specifiche, poiché rientra nei compitio di prevenzione della polizia art. 1 cpv. 2 LPol), ma vogliamo che questa legge sia fatta bene!

 

Ed è questa la domanda. E una legge necessaria e fatta bene? Che il Parlamento puô adottare senza alcun rischio? Noi crediamo di no.

Sia le autorità penali consultate dalla Commissione, che l’Ordine degli avvocati, che il Tribunale amministrativo, hanno espresso un grande dubbio sulla reale necessità delle nuove norme di polizia, sulla loro reale portata pratica e sulla competenza cantonale.

 

Le nuove norme di polizia si inseriscono a cuneo tra la prevenzione e la repressione, quest’ultima già ampiamente coperta in modo esclusivo dal diritto penale federale e dal codice di procedura penale federale. Al lato pratico non sembra facile distinguere in modo netto queste due fasi di intervento. Nella presa di posizione inviata alla Commissione dal MP/TP/GPC e CARP  i magistrati penali sottollienano quanto segue:

 

gia oggi sulla base dell’impianto legislativo esistente a livello federale la sicurezza dei cittadini è garantita……Se la normativa cantonale si vuole complementare a quella federale occorre ricordare che quest’ultima è esclusiva. Quando sono dati i presupposti per l’istruzione formale non puô esservi spazio alcuno per la messa in atto o la continuazione di indagini di polizia

Una netta cesura fra le due fasi di inchiesta (quella prevenitiva e quella repressiva) è di difficile realizzazione pratica nella misura in cui il diritto penale federale trova applicazione

 

non solo quando il reato è già commesso, bensì già nella fase preparatoria, quando si è allo stadio del tentativo o ancora prima, degli atti preparatori. I magistrati aggiungono che problemi seri si porranno a livello di utilizzabilità delle informazioni e prove raccolte dalla polizia prima dell’apertura di un procedimento penale, coordinato da un magistrato, pertanto secondo loro risulta arduo comprendere la portata pratica delle norme proposte e soprattutto la necessità della loro adozione!

 

In sostanza le norme proposte sembrano collidere o sovrapporsi alle norme di diritto penale federale, e alle norme procedurali federali. Per questo e in modo unanime i magistrati hanno sollecitato un regolamento di applicazione che chiarisca molto bene gli ambiti di intervento della polizia. Regolamento che, ricordo, non passerà al vaglio del Gran Consiglio.

 

 

 

Già per questa ragione noi sosterremo il rapporto di minoranza. A nostro parere la legge deve essere rivista e scritta insieme agli esperti e il regolamento di applicazione deve accompagnare da subito l’adozione dei nuovi disposti di legge. Occorre un quadro legislativo completo, scritto e sottoscritto da magistrati, esperti di diritto penale e polizia. Dopo di che saremo disposti ad entrare in materia sul progetto di legge.

 

Le critiche dei magistrati e dell’ordine degli avvocati si sono fatte sentire anche in riferimento ai singoli disposti di legge.

 

Per es. nell’ambito della custodia di polizia, la cui utilità pratica non è chiara. Infatti se una persona è pericolosa per gli altri significa che ha già commesso un reato (per es. minaccia) e allora si applicano le disposizioni del Cp e del Codice di procedura penale sull’arresto. Se è pericolosa per se stessa significa che necessita un ricovero coatto, già previsto dalla legge sociopsichiatrica, che peraltro al suo articolo 23 ricalca pari pari il testo del nuovo articolo 7c cpv. 1 lett. a della LPol. Se è ubriaca significa che ha bisogno di essere ricoverata in Ospedale. In merito alla custodia preventiva è stato anche richiesto dai magistrati di prevedere una visita medica obbligatoria e gli avvocAti chiedono la possibilità di ricorrere all’assistenza di un patrocinatore. 

Per quanto riguarda l’art. 7 c cpv. 1 lett. c Lpol, mi riservo di intervenire nell’ambito della discussione sugli emndamenti, in ogni caso sia i magistrati che l’ordine degli avvocati lo ritengono inutile e la fattispecie già coperta dal diritto federale (209 CPP e Lsull'asilo e Legge sugli stranieri). Purtroppo non vediamo alcuna sua utilità: se non il fermo per il rimpatrio dei richiedenti l’asilo, ancora prima del termine impartito dall’autorità. Dove verranno sistemati mamme e bambini per 24 ore? Negli uffici di polizia o nelle celle della Farera, ANCHE SE LE LEGGI FEDERALI IN MATERIA DI STRANIERI LO VIETANO ?

 

 

Per quanto riguarda la trattenuta e la riconsegna dei minorenni, le basi legali ci sono già. Sulla nuova norma siamo molto scettici, se per la sua necessità che per la sua formulazione. I casi di applicazione non sono specificati né è prevista un’adeguata e immediata assistenza al minore, come peraltro richiesto dal Magistrato dei minorenni.  Se una società ha bisogno della polizia per trattenere per 24 o più un minore, senza sapere esattamente per quali ragioni specifiche, significa che ha fallito il suo compito. Invece di allocare risorse per questo, investiamo piuttosto nelle strutture e nelle persone che si occupano con le adeguate competenze dei minorenni, OPERATORI SOCIALI che da anni denunciano una carenza di personale e DI strutture.

Come ormai sapete, da minorenne ho vissuto un fermo di polizia (immotivato) che non è stato per nulla piacevole, anzi direi che è stato shoccante. Avevo forse 17 anni o poco più. Una esperienza che non auguro a nessuno!

 

Anche per quanto riguarda le indagini in incognito e le inchieste mascherate magistrati penali e ordine degli avvocati ricordano che questi strumenti sono già previsti dal nostro ordinamento penale, sotto il controllo di un magistrato. Qual è allora l’obiettivo, si chiedono gli avvocati? Quello di sganciare l’operato della polizia dal controllo e dalla conduzione della magistratura? Per quali ragioni?

E poi quali risultati otterremo. Le prove raccolte saranno utilizzabili o ci ritroveremo con un pugno di mosche?

 

Chi sorveglierà o verrà informato di tutte queste attività in incognito? Il magistrato penale sarà informato? Quando?

 

Insomma e per finire la legge non ci convince e va assolutamente pensata, scritta e sottoscritta da chi lavora quotidianamente in ambito penale, in collaborazione con gli organi di polizia. In nessun caso puo uscire da questo parlamento una legge pensata solo all’interno del Dipartimento e dagli organi di polizia. Una legge su cui i magistrati hanno espresso non pochi dubbi e che, persino i commissari della maggioranza, hanno ammesso non essere chiara tanto da aver piu volte sottolineato che la chiarezza va fatta con il regolamento di applicazione. Regolamnto che come gia detto il Parlamento non discuterà. Allora Pensiamoci prima di adottare una LIA bis. Il Messaggio va rimandato al CdS con l’invito a ripresentarlo completato dai suggerimenti dei magistrati e degli avvocati penalisti e affiancato da un regolamnto di applicazione. Senza un quadro legislativo completo, per noi è impossibile votare questa legge.

 

Sugli emendamenti, che migliorano la legge ma non risolvono i problemi emersi, interverrô in seguito.
Michela Delcò Petralli