Salario minimo, basta perdere tempo!

I Verdi del Ticino criticano aspramente la volontà dell’esecutivo cantonale di procrastinare con qualsiasi mezzo l’applicazione dell’iniziativa dei Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino”.
Il 14 giugno 2015 oltre 50'000 aventi diritto di voto hanno suffragato l’iniziativa, volta a assicurare un salario minimo che permetta di non dover ricorrere agli aiuti sociali. A due anni di distanza il governo continua a prendere per il naso i cittadini cercando qualsiasi scappatoia per non applicare il testo approvato dal popolo.            
In un primo tempo, per un intero anno, il governo aveva “smarrito” la lettera per richiedere la garanzia federale dell’iniziativa e ora, nonostante la questione sia già stata approfondita da tempo e sviscerata in ogni sua sfaccettatura, si insite a chiedere un parere giuridico su un aspetto secondario dell’iniziativa.

Il testo dell’iniziativa, nella sua prima parte, afferma chiaramente “Ogni persona ha diritto ad un salario minimo che le assicuri un tenore di vita dignitoso”. Solo successivamente si fa riferimento a salari differenziati per settore economico. La priorità è quindi indubbiamente la determinazione, senza indugi, del criterio che definisce questo salario minimo. Gli eventuali salari differenziati saranno successivamente definiti a partire dalla soglia stabilita. La recente sentenza del Tribunale Federale ha sancito la modalità corretta per determinare questo importo che per il Canton Ticino ammonterebbe a fr. 21.-.

Va inoltre ricordato che un’ulteriore e onerosa perizia non dà garanzie di certezza giuridica, essendo il Tribunale Federale l’ultima istanza, ma causa solamente una perdita di tempo aggiuntiva. I Verdi del Ticino sono indignati per l’ennesima mossa di palese ostruzionismo da parte del Consiglio di Stato che sembra non interessarsi alle preoccupanti derive che sta vivendo il mercato del lavoro ticinese.

Il tempo è denaro, lo stesso denaro che una serie di imprenditori scorretti non intende riconoscere in maniera congrua alle persone per le prestazioni lavorative che forniscono nel cantone. Denaro che continuerà a fluire principalmente nelle tasche di certi imprenditori a scapito della dignità dei lavoratori, mentre il Governo regge loro la coda perdendo tempo.