Casi di assistenza: in Ticino è record, ma si minimizza...

Nuovo record di persone in assistenza: è questo il risultato del successo economico in Ticino che ci hanno tanto vantato negli ultimi anni. Oramai la crescita sembra inarrestabile e quel che preoccupa di più è che un terzo dei beneficiari ha meno di 26 anni. Le cifre non contemplano neppure tutti i giovani senza lavoro visto che molti sono a carico della famiglia.

Tutti da anni ci ripetono che i giovani sono il nostro futuro, ma se questo è quello che riusciamo a offrire loro significa che abbiamo fallito e sarebbe il caso di riconoscerlo. Negli ultimi anni il numero di aziende e di posti di lavoro in Ticino è aumentato più della media nazionale, eppure continua ad aumentare la disoccupazione ILO e per i giovani ha raggiunto punte del 18%. Sempre più ragazzi se ne vanno oltre Gottardo a lavorare e non è un caso: da noi ormai hanno più prospettive e rischiano di ingrossare le fila dei disoccupati, sottoccupati, sottopagati, precari e beneficiari dell'assistenza. I tre quarti dei beneficiari dell'assistenza sono persone sole, segno che oggi in Ticino per vivere sono necessari due salari. E stranamente sono proprio quei partiti che sostengono "la famiglia tradizionale" ad opporsi all'introduzione di salari minimi dignitosi che eviterebbero di dover lavorare in due a tempo pieno per sbarcare il lunario.

Ma neppure una famiglia e un lavoro sono una garanzia di non finire in assistenza. È cresciuta la percentuale di beneficiari che sono disoccupati, quella di persone che hanno un lavoro a tempo pieno ma con uno stipendio talmente irrisorio da dover ricorrere all'assistenza per arrivare a fine mese e quella di sottoccupati, persone che hanno un lavoro a sotto il 50% e vorrebbero aumentare il tasso di occupazione. E l'anno prossimo queste cifre probabilmente saliranno di nuovo perché ai genitori disoccupati o sottoccupati sono stati tagliati gli assegni di prima infanzia e integrativi e non avranno altra possibilità che rivolgersi all'assistenza per arrivare a fine mese.

Tagliare le prestazioni assistenziali non risolve il problema, lo scarica semplicemente su altri. Se vogliamo offrire un futuro ai giovani e a questo cantone dobbiamo cambiare il tipo di sviluppo economico  e smetterla di puntare sulla crescita quantitativa di aziende e posti di lavoro guardando solo all’introito fiscale immediato. La vera ricchezza che generano le imprese sono i posti di lavoro per i residenti pagati con salari dignitosi che permettano di vivere senza ricorrere all’aiuto dello Stato. Smettiamola di agire solo in funzione dei bisogni dell’economia e iniziamo a pensare a pensare di chi vive, o vorrebbe vivere e lavorare, in questo cantone..