Quale avvenire per i nostri lavoratori?

È notizia di questi giorni che il gigante giallo abbia annunciato economie dell’ordine del 30% che probabilmente si tradurranno in ulteriori tagli nell’organico. La Posta in questi ultimi anni ha chiuso numerosi uffici su tutto il territorio. Ma non solo la Posta, basti pensare anche alle altre ex regie federali come Swisscom e le FFS.  Anche il settore bancario è sotto pressione dalla comunità internazionale e con l’allentamento del segreto bancario e dalla prevista riforma fiscale RIII delle imprese si perderanno ulteriori migliaia di posti di lavoro.

Una volta si trattava di “posti sicuri”, nozione che ai giorni nostri non esiste più. La società cambia e diventa sempre più interconnessa, la manodopera residente diventa sempre meno interessante se paragonata alle possibilità offerte della delocalizzazione, dall’automatizzazione e dalle ristrutturazioni operate nelle aziende.           
Nonostante queste insindacabili constatazioni, il lavoro resta un elemento fondante della nostra società. Quali sono le misure che si potrebbero intraprendere per controbilanciare questo trend?
Molte sono le proposte avanzate direttamente dai Verdi oppure appoggiate dal nostro partito. Purtroppo al giorno d’oggi nel nostro cantone non si ha ancora l’intraprendenza e un pizzico di coraggio politico necessari per portare avanti importanti cambiamenti strutturali che potrebbero in definitiva portare grande vantaggio alla nostra società.

Passiamo in rassegna 3 grandi temi passati in votazione popolare: il reddito di base incondizionato, l’economia verde e l’uscita pianificata dal nucleare. L’introduzione di un RdBI riconoscerebbe il lavoro che tante persone svolgono quotidianamente in maniera gratuita e andrebbe a completare i redditi dei tanti, troppi, sottoccupati, working poor e disoccupati del cantone. Una misura sostenibile, rivoluzionaria, che avrebbe concesso una grandissima libertà alle persone.           
L’economia verde proponeva di fissare gli obiettivi specifici per promuovere la ricerca, l'innovazione e la commercializzazione di beni e servizi durabili, di creare gli strumenti giusti per gettare le basi per un’economia nuova, moderna ed orientata al futuro. Sprecando meno le risorse e creando nuove filiere e posti di lavoro (ex reciclaggio delle plastiche).      
Infine l’uscita pianificata dal nucleare, se accettata da popolo, avrebbe sicuramente contribuito a ri-orientare gli investimenti nel settore delle energie rinnovabili, contribuendo a creare know how e nuovi posti di lavoro destinati a durare nel tempo, sganciandoci dai combustibili fossili.
Insomma per dare delle risposte agli odierni quesiti che l’evoluzione della società pone è necessaria una certa dose di coraggio e lungimiranza.

Le soluzioni vecchie non vanno più bene per i problemi nuovi. E’ necessario cambiare approccio e avere una visione più a lungo termine della società. Per uscire dalla crisi sul mercato del lavoro è fondamentale pensare e progettare un modello di sviluppo diverso. Occorre investire sui profili professionali emergenti e competenze nuove – necessarie per sviluppare un’economia più sostenibile.