Studio IRE su frontalieri: esercizio flop a carico del contribuente?

L'IRE è l'Istituto di ricerche economiche: http://www.ire.eco.usi.ch/. Il suo studio sugli effetti della libera circolazione in Ticino ha suscitato un'immediata reazione da parte di Sergio Savoia: un'interrogazione sottoscritta anche da Marco Chiesa. Nel suo blog Savoia ci illumina sulla improbabile metodologia seguita dall'IRE per affermare che non vi sarebbe alcuna prova che "l'impiego di frontalieri abbia aumentato il rischio di disoccupazione dei lavoratori nativi".

Interrogazione: "Studio IRE su frontalieri: esercizio flop a carico del contribuente?"

Lo studio presentato in data odierna (20 ottobre 2015) da La Regione Ticino, commissionato dall’UP del Gran Consiglio dice in sostanza che non esiste fenomeno di sostituzione e che il salario non rientra tra i motivi per cui le aziende ricorrono ai frontalieri. Lo fa, si evince dall’articolo, in base a interviste condotte tra le aziende.

Con la presente interrogazione chiedo al lodevole Consiglio di stato:

  1. Condivide le conclusioni dello studio?
  2. Ne condivide la metodologia?
  3. Ritiene che una intervista tra coloro che si avvantaggiano economicamente del lavoro frontaliero costituisca una base scientifica sufficiente per avvalorare tesi spericolate come quelle presentate sui mezzi di comunicazione?
  4. Quanto è costato lo studio e chi lo ha pagato?
  5. Perché non si è deciso di valorizzare studi e indagini già svolte dall’USTAT invece di assegnare un ennesimo mandato, peraltro svolto con modalità alquanto discutibili?

Sergio Savoia
Marco Chiesa


Dal Blog di Segio Savoia:

#StudiodellIRE: il questionario che grida vendetta al cielo

I contorni della vicenda #studioDellIre sono diventati più chiari. Lo studio è stato richiesto alla SECO (già a uno gli viene da ridere) dall’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio. Che però non sarebbe soddisfatto e finora non avrebbe versato il soldo (verrebbe da dire il pizzo). Il tutto con il condizionale perché naturalmente alla faccia della trasparenza, l'opacità è il modus operandi in certi ambienti.

Lo 'studio' è stato svolto in larga parte tramite un questionario inviato alle aziende, per capire perché assumono frontalieri (le povere stelle vogliono capire, mi seguite?).  Già l'idea di chiedere alle aziende è francamente ridicola. Se poi diamo un'occhiata alle domande, la farsa diventa totale. Da sbellicarsi!

Ecco le domande del questionario (sono vere, giuro):
- Non ci sono abbastanza lavoratori con questo profilo in Ticino (carenza di competenze);
- Il profilo è raro in Ticino (abilità speciali);
- Il profilo è in Ticino, con uno stipendio troppo elevato (rapporto salario/prestazioni);
- Il profilo è difficile da trovare nella posizione richiesta (troppi pochi candidati);
- Flessibilità di mobilità del lavoratore;
- Competenze linguistiche;
- La conoscenza speciale circa il mercato;
- La decisione di in favore di una nuova persona dall’estero è stata casuale: Lui/lei semplicemente ha rappresentato la migliore corrispondenza con le vostre esigenze;
- Altro. Vale a dire: [domanda con risposta aperta].

A parte l’italiano claudicante: strano considerato che gli autori sono tutti italiani, tranne Maggi che è in Ticino da una vita e parla ancora come i vecchietti della pubblicità della LIPO.

Come noterete su nove domande ce n’è una sola sul salario. Ce ne sono invece tre/quattro sulla difficoltà di trovare un profilo simile in Ticino (dico 3/4 perché quella che dice "conoscenza speciale circa il mercato" francamente non si capisce cosa possa voler dire). Vostro onore, obiezione: si sta suggerendo la risposta al teste! Anzi, all’imputato…

Fa particolarmente buon umore la domanda/proposta “la decisione in favore di una nuova persona dall’estero è stata casuale”. Ma certo, il tizio passava di lì e l’ufficio del personale era in pieno aperitivo al momento dell’assunzione.

Va anche notato che l’unica domanda/proposta con relazione al salario contiene una precisazione tendenziosa volta essenzialmente ad attenuare la scelta e ad ‘aiutare’ le aziende. Il profilo c’è ma costa troppo per una questione di “rapporto salario/prestazioni”. Cioè non è che il frontaliere costa la metà, è che lavora meglio del ticinese a parità di costo. Ah sì, e in base a cosa mai potrebbero dire una cosa del genere che lascia al completo apprezzamento del datore di lavoro qualsiasi conclusione?

La riposta: “li assumono perché costano di meno” semplicemente non c’è! Nemmeno c'è una cosa del genere "li assumiamo perché possiamo ricattarli meglio"; oppure "abbiamo trasferito qui la fabbrica con tutte le maestranze" o "li assumiamo perché anche tutto il management dell'azienda è frontaliero"

E questi li avete pagati voi, cari contribuenti ticinesi. Studio pro-frontalieri, pro-libera circolazione, fatto da studiosi italiani, con soldi svizzeri. Secondo me a cercare in tutta Europa un altro caso simile di masochismo non lo troviamo…

Sergio Savoia