Sergio e l'Assemblea dei delegati

Ecco il discorso che Sergio Savoia, coordinatore dei Verdi del Ticino, ha pronunciato stamane all'apertura dell'ultima assemblea dei delegati cantonali dei Verdi svizzeri per il 2014.

Foto TiPress / Liberatv.ch

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Care Verdi e cari Verdi,
benvenuti in Ticino e benvenuti a Mendrisio.
Benvenuti tra i Verdi "cattivi".

Scherzi a parte...

Siamo felici di accogliervi in questo cantone un po' eccentrico. In questa sezione dei Verdi anch'essa un po' eccentrica.

Anche se siamo nel medesimo partito in fondo non ci conosciamo così bene, quindi dirò due parole per presentarci. I Verdi del Ticino sono cresciuti molto negli ultimi otto anni, da quando abbiamo rivisto la nostra linea politica. Siamo passati da poco più del 2% a quasi l'8% dei voti; da 2 deputati a 7 deputati (quattro donne e tre uomini) in Gran Consiglio. Negli ultimi anni abbiamo eletti in molti comuni e abbiamo ottenuto importanti risultati politici con la nostra attività parlamentare.

Abbiamo combattuto con successo l'investimento nel carbone da parte della nostra società elettrica pubblica; abbiamo impedito la costruzione di una autostrada che avrebbe devastato un paesaggio di rilevanza internazionale come il piano di Magadino; abbiamo creato un fondo per la promozione delle energie rinnovabili; abbiamo recentemente raccolto dodicimila firme per una iniziativa per l'introduzione nella costituzione cantonale di un salario minimo, che verrà votata nei prossimi mesi. Ci siamo battuti per la cassa malati pubblica, per il salario minimo, contro il nucleare, contro il Gottardo (e abbiamo vinto due volte qui in Ticino).

Ma il motivo per cui la maggioranza di voi si ricorda di noi è uno solo: l'iniziativa contro l'immigrazione di massa. La nostra posizione sul 9 febbraio. Siamo stati l'unica sezione dei Verdi a raccomandare il sì.

Per qualcuno questo ci rende xenofobi, nazionalisti, o nel migliore dei casi, superficiali. Per altri tutto si spiega con il fatto che siamo ticinesi. E i Ticinesi si sa sono simpatici, cantano tutto il giorno ma politicamente meglio lasciar perdere.

Proprio per questo sono felice che siate qui. È una bellissima occasione quella che finalmente abbiamo per parlarvi un po' di noi e di questo bel cantone, che noi amiamo, e che si trova in una situazione molto, molto difficile.

Qui dietro, tanto per cominciare, vedete delle immagini. Vi fanno capire che non siamo la Sonnenstube bucolica che molti immaginano. Il Ticino non è solo Valle Verzasca e Festival del Film. Né Ascona o le palme sul Lago Maggiore. Siamo immersi nella conurbazione lombarda, con i suoi dieci milioni di abitanti. Qui siete nell'unico quartiere svizzero di una metropoli europea. E siamo una regione in gravi difficoltà socioeconomiche. Sui vostri tavoli trovate dei flyer con i quali cerchiamo di introdurvi ad alcuni dei nostri problemi.
 

  • la disoccupazione ILO (Organizzazione internazionale del Lavoro) è del 50% superiore alla media nazionale. Dal 2002, data dell'introduzione della libera circolazione delle persone, è più che raddoppiata.
     
  • la disoccupazione giovanile ILO è quasi il doppio di quella Svizzera: ha ormai raggiunto il 16%.
     
  • il nostro cantone è il secondo cantone per creazione di nuove imprese, in termini assoluti, dopo Zurigo. Ma praticamente tutti i nuovi posti di lavoro creati negli ultimi cinque anni sono occupati da frontalieri. Si, avete sentito bene: tutti i nuovi posti di lavoro.
     
  • il nostro cantone è quello che ha la percentuale più elevata di frontalieri sui posti di lavoro, oltre il 33%. Dal 2002 ad oggi il numero è raddoppiato. Qui a Mendrisio sono il 53% dei posti di lavoro.
     
  • i salari sono del 16,7% inferiori alla media nazionale. Tradotto in moneta sonante significa che guadagniamo 1'000 franchi in meno al mese (dati 2010). Il divario con il resto della Svizzera si acuisce. Nel 2004 la differenza era del 13,8%, ossia 760 franchi in meno. Oggi, come detto, la differenza è di 1000.-. E questo in soli otto anni.
     
  • abbiamo la più alta percentuale di working poor: 7,1% contro il 4,5% a livello nazionale.
     
  • il numero delle persone che beneficiano dell'assistenza sociale è aumentato del 40% in cinque anni ed ha raggiunto un nuovo record: 8'258


Questo è lo sviluppo economico basato sulla libera circolazione delle persone. Ed è questo sviluppo economico che la nostra gente ha rifiutato.

È per questi motivi che noi abbiamo votato al 70% sì il 9 febbraio. Non perché i Ticinesi sono xenofobi o razzisti, non perché vogliono una Svizzera chiusa su se stessa, né perché odiano l'Europa o l'Italia.

Non c'è una Svizzera aperta al mondo e una Svizzera chiusa. C'è invece una Svizzera sconosciuta al resto del paese che sta perdendo la gara della globalizzazione e viene lasciata indietro dal resto del paese.

Non siamo xenofobi. Ma non possiamo più tollerare che i nostri giovani non trovino lavoro perché "sono troppo cari"; non possiamo tollerare che gli imprenditori abbiano scatenato una guerra tra poveri; non possiamo accettare di non poterci fare niente perché i trattati internazionali vengono prima di tutto.

Noi diciamo invece: le persone vengono prima dei trattati internazionali.

Qui la gente ha votato sì il 9 febbraio perché si aspetta che le cose cambino. E noi chiediamo che il nostro partito riconosca questo e implementi l'articolo costituzionale in modo tale che le aspettative del popolo siano rispettate.

In fondo non ci interessa molto il come, ma ci interessa che la richiesta di cambiamento, espressa il 9 febbraio, sia accolta. Noi non possiamo semplicemente più permetterci questo tipo di "sviluppo economico".

La libera circolazione non è forse un male assoluto, ma non dev'essere nemmeno un dogma. E se serve solo a una classe imprenditoriale senza scrupoli, allora io sono prontissimo a disfarmene subito.

Noi, cari e care Verdi, siamo coscienti che la nostra presa di posizione non è stata capita da alcuni di voi. Abbiamo visto le forti reazioni emotive che questa posizione ha scatenato. E noi stessi abbiamo discusso in maniera molto forte al nostro interno. È giusto così: fare politica significa scegliere e non sempre le scelte sono facili.

Per tutto questo tempo, e anche durante le discussioni più accese, siamo stati sempre fieri di appartenere a un partito dove simili discussioni possono avvenire. Siamo orgogliosi di essere in un partito che non teme la diversità e il confronto, duro e a viso aperto.

Io vi chiedo, care delegate e cari delegati, di ascoltare la voce del Ticino e cercare una implementazione corretta del voto popolare. Una attuazione dell'articolo costituzionale che tenga conto delle aspirazioni e bisogni di molti nostri concittadini che temono di rimanere tagliati fuori da un modello di sviluppo che ha arricchito i pochi, impoverito i molti, devastato il nostro territorio e ridotto la nostra qualità di vita. I Verdi devono trovare soluzioni a queste richieste e non lasciare il tema della migrazione nelle mani della destra.

Noi Verdi del Ticino abbiamo fiducia che saprete farlo, con pragmatismo e fantasia e con l'umiltà di chi non dà lezioni agli elettori ma li ascolta con attenzione e comprensione.

Buon lavoro delegate e delegati e di nuovo benvenuti in Ticino. Che è un cantone con tanti problemi ma è ancora un luogo meraviglioso con gente aperta e cordiale. Buon lavoro a tutte e a tutti.


Sergio Savoia
Coordinatore dei Verdi del Ticino