86. Michel Venturelli

08.04.1963, Bellinzona

Si presenta come indipendente sulla lista dei Verdi del Ticino.

La giustizia? Questione di risorse, non di principi.

Traffico, ambiente e lavoro… se fossi un politico vero scriverei dei temi che più preoccupano i ticinesi. Purtroppo per me però, non riesco ad improvvisarmi esperto di robe di cui capisco poco o nulla (forse è proprio per quello che in molti hanno soluzioni per tutto).

Io sono criminologo e mi intendo di questioni di controllo sociale. Non sono un genio e non ho soluzioni pronte neppure in questo campo… ma mi accorgo quando qualcuno cerca di spegnere un incendio - magari un fuocherello - innaffiandolo con la benzina.

Il fenomeno dello “spostamento del crimine” è conosciuto e documentato da almeno 50 anni. Fa parte dell’ABC della criminologia, eppure in Ticino “il nuovo che avanza” si è fermato a tecniche che risalgono al mesozoico - quando i grossi dinosauri massacravano quelli piccoli - dando vita alla politica degli ecuadorégni föö di ball, dei mendicanti colpevoli di esser poveri e via discorrendo.

La teoria della prevenzione generale, su cui poggia tutto il discorso criminologico, è semplice: a una trasgressione deve seguire una severa sanzione. Se la sanzione non è severa o - peggio ancora - non è certa, l’apparato giudiziario perde credibilità e s'indebolisce. Un apparato giudiziario sano e credibile promette solo quello che può mantenere.

Le commissioni che lavorano al progetto di riforma della giustizia ci diranno prossimamente di cosa hanno bisogno per operare al meglio. Considerando che Noseda piange ogni anno decine di migliaia di ore supplementari, possiamo facilmente immaginate cosa vorranno lui e tutti gli altri commissari.

La repressione, quale mezzo prevalente per il controllo sociale, è economicamente insostenibile: già oggi in Ticino sforiamo i 200 milioni ai quali bisogna aggiungere il costo delle polizie comunali; considerando che il sistema giudiziario è come un imbuto, capiamo che è inutile aumentare il numero di poliziotti senza potenziare adeguatamente magistratura e carcere... e considerando lo stato delle finanze,  sentir parlare di nuovo carcere, fa quasi tenerezza.

Le ristrettezze finanziarie ci obbligano ad essere innovativi e creativi, ma soprattutto pragmatici. Siccome non possiamo permetterci di potenziare ad oltranza l’apparato repressivo, è imperativo sviluppare delle tecniche di controllo sociale efficaci nel tempo ed economicamente percorribili, come da anni si fa in altri Paesi.

Questo è il tipo di ragionamento - da decrescita felice, lo riconosco -  che un criminologo dovrebbe portare in parlamento; se vi va sono nella lista 5, candidato 86.