53. Michaela Lupi

27.04.1973, Lugano-Cadro

Credo che ogni cittadino che desideri contribuire al benessere del proprio Cantone debba dedicare un poco di tempo alla cosa pubblica. È importante unire le forze per trovare e proporre soluzioni ai problemi che la gente si trova a dover affrontare ogni giorno, cercando anche di essere il più lungimiranti possibile. Anche la natura nella quale viviamo ha bisogno di rispetto e protezione. Troppo spesso i suoi frutti sono sottovalutati, ignorati e maltrattati. Affinché i buoni propositi non rimangano solo tali ma si concretizzino, ho quindi deciso di candidarmi per i Verdi del Ticino.

Sono diversi i temi che suscitano il mio particolare interesse e in questa occasione ne evidenzierò alcuni.

In primis l’ambito lavorativo e i diritti del lavoratore in merito a un equo e dignitoso stipendio. La libertà contrattuale determina il salario per le varie professioni. Non esiste attualmente un salario minimo a livello federale e nemmeno in Ticino. Solo alcune categorie sono protette dai contratti collettivi di lavoro mediante i quali si fissano i minimi salariali. È oramai una triste realtà che gli stipendi offerti da molti datori di lavoro per le varie professioni nei tre settori economici siano spesso una controprestazione insufficiente per il lavoro svolto e per condurre una vita dignitosa. E questo riguarda sia i giovani diplomati o laureati, sia le persone attive da tempo. Il risultato? Una forte richiesta di aiuti allo Stato. Il buon senso e il dovere sociale e morale nei confronti del lavoratore non possono essere sacrificati sistematicamente sull’altare della libertà personale ed economica. Se un individuo ha un alto tenore di vita per il semplice motivo che non retribuisce in modo adeguato i suoi impiegati “scaricandoli” sulle spalle del settore pubblico, vi è qualcosa che stride nel sistema. Per questo motivo è necessario sostenere iniziative come quella dei Verdi del Ticino che mira a definire un salario minimo per settore e mansione da riferire alla media dei salari nazionali. E gli imprenditori che assumono frontalieri  “tanto per risparmiare sugli stipendi” dovrebbero forse pagare un contributo a favore dell’assicurazione disoccupazione.

Un altro tema essenziale per il buon vivere di molti cittadini è la poca frequenza dei mezzi pubblici sul territorio. In alcune zone del Cantone è difficile e a volte impossibile spostarsi nelle fasce pre-serali e serali in modo adeguato per impegni di lavoro, formazione professionale, sport, vita sociale e hobby. Eppure si fa tanta pubblicità per incentivare l’utilizzo di questi mezzi. Si tende anche ad ostacolare l’uso dell’auto diminuendo i posteggi e aumentandone il costo. Non è questa la soluzione. Quello che bisogna fare è aumentare l’offerta del trasporto pubblico dopo le ore 19 durante la settimana e migliorare anche le coincidenze, soprattutto nelle zone periferiche. Uno studio mirato su tutto il territorio cantonale è senza dubbio auspicabile, anche per definire i reali costi. Sarebbe da valutare quindi la possibilità di istituire un servizio cosiddetto buxi, il quale consiste in un trasporto pubblico complementari ai bus di linea in collaborazione con i taxi. Per avere un costo concorrenziale, la differenza fra la tariffa dei taxi per una determinata tratta e quella ridotta destinata all’utente è coperta dai comuni interessati.

Proteggere il nostro territorio presuppone anche di avere un occhio di riguardo nei confronti dei Comuni. E qui mi riferisco alle fusioni. Esse dovrebbero essere ben ponderate e attuate unicamente come ultima ratio e non per mere manie di grandezza. A questo punto come non ricordare la realizzazione della “grande Lugano”? Questo Comune, rappresentato dall’allora Municipio, è riuscito in modo insistente e subdolo ad aggregare pure un Comune sano come Cadro, il quale offriva ai suoi cittadini i servizi indispensabili e una buona qualità di vita. Solo ora, visti i gravi problemi finanziari della Città, che a suo tempo erano ben noti al Cantone, chi si è lasciato convincere da questa avventura ha scoperto che non è oro tutto ciò che luccica. Bisogna vegliare per evitare altre spiacevoli situazioni come questa.

Un buon politico deve comunque essere in costante ascolto. Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere i quesiti in un battibaleno ma invece di adagiarsi sullo status quo osservando semplicemente che “uff, oramai è così”,  ci si può rimboccare le maniche e come diciamo noi Verdi: sì che si può!

Michaela Lupi, avvocata